Produttività sociale, Terzo settore e solidarietà intergenerazionale

Il “sistema in cui viviamo”

Le trasformazioni in atto della società e del lavoro, accelerate dalla crisi che attraversiamo, rendono sempre più acuti i conflitti generazionali e i problemi riguardo alle decisioni delle destinazioni delle risorse. Queste fratture rimangono ancora latenti seppure sperimentate ogni giorno nelle scelte che si compiono nei vari ambienti e luoghi di vita.

L’attuale situazione di crisi economica e la grave incertezza nel futuro che ad essa si collega rendono più arduo il problema della transizione verso l’indipendenza sociale e psicologica adulta delle giovani generazioni italiane.

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Pensare positivo – La forza dell’ARDeP

Credo che lo studio del passato e la speranza di contribuire ad un futuro migliore per tutti ci impongano di essere concreti ed ottimisti nel presente.

Credo nell’Italia che ha la miglior sanità del mondo, frutto di una cultura del sociale che non ha eguali all’estero.

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Le “buone pratiche” nella scuola e nella politica USA

Le buone idee a volte escono dalle “buone pratiche”. E’ la versione moderna del “buon esempio”, che conta più di tanti sermoni. Il MIUR e l’ANSAS, cioè il Ministero dell’Istruzione e l’Agenzia tecnica di Firenze, hanno promosso un concorso anche per “stanare” le buone pratiche nella scuola, a proposito del nuovo insegnamento “Cittadinanza e Costituzione”.

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Cittadinanza, tasse e scuola

Non condivido le opinioni espresse in due interventi (Corriere 8 e 9 luglio), che sostengono queste due tesi: se sparisse l’evasione fiscale, gran parte delle imprese chiuderebbero perché fuori mercato, e, per di più, se le entrate fiscali aumentassero, lo stato spenderebbe di più e saremmo punto e a capo.

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Identità ARDeP

L’avventura dell’ARDeP nacque nei primi Anni Novanta dallo slancio generoso e dalla lungimiranza del “volontario fiscale” Luciano Corradini, che da illuminato pedagogista avviò un vero e proprio “programma educativo” sul debito pubblico e i conti dello Stato, nel momento forse più nero della nostra storia economica recente: nell’autunno del ‘92, infatti, l’Italia rischiò la bancarotta e l’uscita dal Sistema monetario europeo anche per l’eccessivo debito pubblico (aveva raggiunto il 124% del PIL).

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